Coreografia : Josè Chalons
Danzatori : Maryse Calvo, Josè Chalons
Musicisti : Maurice Bouchard, Alfred Fantone
Nel Butoh i piedi scivolano sul suolo, nell' Afro lo percuotono.
L'Afro-Butoh è uno stato d'animo, quasi l'essere sospesi su un filo ... da cui si può cadere, da un lato o dall'altro.
Nel Butoh il corpo vive in una bolla d'interiorità, testimone trasparente del vuoto in cui l'ego si stacca dal gesto e il gesto si nutre di una sostanza che è sospensione infinita. Il movimento parte quindi dal ritmo e finisce nell'immobilità, nel vuoto, nell'infinito.
Nell'Afro il corpo è radicato in una pulsione, si stacca dal suolo e l'energia si diffonde dal centro del corpo fino all'estremità delle dita passando attraverso tutte le articolazioni come la linfa dell'albero nutre il tronco, i rami , le foglie, le nervature.
E' così che due energie complementari yin e yang, come in un spirale, invitano il corpo ad una danza cosmica, ad uno stato di vuoto e di pienezza.
In “Sur un fil” (Sopra un filo) José Chalons sperimenta la gestualità etnica africana scivolando nell'universo del teatro Nô, Kabuki e Butoh; lavora sulla respirazione, sulla maschera, sul sentimento e sul minimalismo, sul prendere e lasciare in un “soffio”. La gestualità diventa meditazione danzata.
Uno sguardo sul Butoh
Il Butoh è al tempo stesso un'arte coreografica ed un'arte teatrale giapponese.
Dopo il trauma d'Hiroshima alcuni ballerini impregnati di tradizione (Nô e Kabuki) inventano una danza che si riallaccia alle rappresentazioni arcaiche.
Il bello come il brutto si prestano ad essere visti. Ankoku Butoh (la danza delle tenebre) nasce.
Questa “danza delle tenebre” può essere considerata come una reazione, alla tragedia; Kazuo Ohno ne è il grande iniziatore.
Il Butoh non può essere considerato come una tecnica, sarebbe una riduzione più che affrettata; è un cammino “per risalire attraverso il corpo alle origini dell'esistenza e rispondere alla domanda “chi siamo?”.
Cammino ben particolare, illustrato molto bene dalle parole di Carlotta Ikeda “penetrante fuori del tempo e dello spazio, uomini e donne vanno a cercare le loro origini nelle tenebre dell'alba del tempo, alla maniera degli sciamani, questi grandi maestri dell'estasi che ritroviamo sia in Siberia che in Asia, in America ed in Nord Africa”. Nel Butoh c'è una parte di gestualità non visibile, ma onnipresente.
Parlare di Butoh è difficile, perchè non è nello spazio della parola che esso si inscrive, ma in quello del corpo. Le arti si mescolano con le sensazioni, gli stati d'animo, l'immaginario animale, vegetale e minerale come tanti “veicoli” di questo viaggio che è la vita. “Questa non è una storia. Non si racconta, ma si sperimenta in attimi d'intensità, in momenti memorabili, in nodi di forza”.
Interiorità. Emozione. Potenza.
José Chalons , coreografo, trampoliere, percussionista artista pluri disciplinare mescola le radici e i ritmi dell'Africa, del Brasile e del Giappone.
Dal 1983 grazie alla varietà della sua formazione, delle sue pratiche e delle creazioni in danza africana, trampoli, Hatha Yoga, teatro-danza kabuki, butoh incontra lungo il suo cammino artisti come David M'Voutoukoulou, M'Bemba Camara, Eneïda Castro, Elsa Wolliaston, Shiro Daïmon, Sumako Koseki, Carlotta Ikeda, la Compagnia Enfin le jour. Definisce così, attraverso queste molteplici esperienze, il suo lavoro di creazione come un arabesco singolare al quale dà il nome di Afro-Butoh: un sincretismo coreografico teatralizzato di animismo africano e giapponese.
Attraverso spettacoli di teatro e di strada, il suo universo evoca personaggi e presenze intense, venute dall'acqua, dalla terra, dal fuoco, dall'aria; come allegorie tese nell'estremo di un istante.
Uomo della polifonia, dei passi e dei ritmi, il suo lavoro di creazione partecipa all'elogio-omaggio reso alla diversità del mondo (della gente).
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