Coreografia: Heddy Maalem
Musiche: Igor Stravinsky
Danzatori: Simone Gomis, Marie Pierre Gomis, Eveline Gomis, Marie Diedhiou,
Hardo Ka, Niaman Diarra, Alou Cissè, Taiwo Awaiye, Kehinde Awaiye, Qudus Onikeku,
Rachelle Agbossou, Awoulath Alougbin, Serge Anagonou
Immagini: Benoît Dervaux
Costumi:Agathe Laemmel
Luci: Jérôme Le Lan
Suono: Richard Granet
"La sagra" è stata interpretata mille volte; indimenticabile e nuova, ecco arrivare la stessa gioia brutale, dal fondo di tutte le ere. Dai tempi primordiali ecco sgorgare l'alleanza degli archi, il grido dell'erba tenera recisa dalla falce, l'animale e la sua carica, la sua battuta di caccia. Un flusso che scorre sopra e sotto la terra, il ritmo inesplicabile del fuoco che brucia, la notte … grida che soffocano un lamento.
Come ci piacerebbe non aver percepito nel suono dei vecchi tamburi e nella loro persuasione, questa premonizione: amare, poi uccidere.
Ed eccola la nostra alba.
Ci sorprende intenti nello strano mestiere di riconoscere le forze annodate nei corpi : danzare… allo stesso diapason, uniti nella più grande disarmonia, per celebrare ancora una sagra.
Danzare ciò che è morto e rinasce e morirà ancora, esprimere il rito, che mescola il morto al vivo, l'osso alla cenere.
Ridire ciò che un uomo ha scritto in modo così unico, per celebrare ancora il dono di una gioia tanto terribile.
E l'Africa… la fine e l'inizio di un mondo.
Il continentedi un "dove" sordo e allo stesso tempo di una promessa :
la pesante angoscia della primavera.
Una terra che sopporta l'enorme spinta dell'universo,
sotto la forza schiacciante del domani.
Un ultimo regno verso il quale marciare.
(Heddy Maalem - giugno 2003)
“…Oggi , H. Maalem spiega che, mentre si trovava a Lagos , in Nigeria, per preparare Black Spring, ha incominciato a sentire in sè La Sagra della Primavera di Stravinsky, proprio nel clamore martellante di questa megalopoli di dodici milioni di abitanti, una New York africana che esibisce senza trucco i tratti grotteschi e selvaggi della modernità occidentale.
Dopo BLACK SPRING ( 2000 ) e l' ORDRE DE LA BATAILLE ( 2002 ) ecco dunque il terzo capitolo di una fortunata trilogia africana.
Nel 1913, con La Sagra della Primavera, Stravinsky faceva sgorgare la vita tra gli spasmi di una condanna a morte: una fanciulla immolata in un rituale qualificato allora come "primitivo".
Oggi sappiamo che la partitura di Stravinsky anticipava il fracasso delle armate che si sarebbero affrontate quattro anni più tardi. Si dice anche che l' opera di Stravinsky e di Nijinski condensasse come in un emblema tutto il ventesimo secolo, nella sua barbarie e nella sua modernità.
In ogni caso le espressioni "senza la minima effusione", "magnificamente stringata", "questo modo di dire tutto direttamente, espressamente, nominalmente ", usate dal critico J. Rivière nel 1913 a proposito della Sagra della Primavera, ben si addicono alla danza proposta da H. Maalem, che è cruda e sempre di più spogliata di qualsiasi "Joliesse ".
Non ci sono effetti annessi, ma solo l'efficacia tesa verso uno scopo: il desiderio di esprimere ogni cosa alla lettera.
La scenografia è dunque semplice e chiara. H. Maalem sostituisce la scatola nera della scena con il cubo bianco tanto apprezzato dalle gallerie e dai musei d'arte contemporanea; un décor neutro, freddo, aperto. Al suolo, un rivestimento nero e opaco evoca il cemento e il contatto dei piedi nudi sulla terra. Su questo sfondo il coreografo riunisce 14 danzatori del Mali, Benin, Nigeria, Senegal, Guadalupa, ed affida loro un manifesto della modernità quale è la partitura di Stravinsky .
Cosa ne faranno? H. Maalem sperimenta il risultato di queste
"due eccellenze ritmiche " messe a confronto.
Immagini e suoni di Lagos tratte da Black Spring, con le quali il documentarista e direttore della fotografia Benoit Dervaux ha vinto, insieme a Maalem, il premio Best Dance for the Camera al New York Dance on Camera Festival 2003, vengono proiettate a metà della partitura che il coreografo ha scelto di tranciare in due parti. Egli vede un prologo in forma d'alba, poi un rito sessuale nel lungo e potente crescendo della musica. Le trepidazioni di Lagos prendono il sopravvento, mentre la folla sfila al ritmo di una marcia: la guerra ci sarà, sui suoni stridenti finali del compositore russo.”
(Dominique Crébassol)
H. Maalem, di padre algerino e madre francese, si avvicina alla danza dopo aver praticato a lungo la boxe e poi l'aikido. La fiducia assoluta nel corpo lo porta ad una ricerca paziente e determinata del suo movimento. Nel 1990 fonda la propria compagnia basata a Toulouse e con le coreografie TRANSPORT PHENOMENA (1991 ) , CORRIDORS ( 1992 ) , TROIS VUES SUR LA DOUCE PARESSE
( 1994 ) , impone il suo stile scarno e deciso.
H. Maalem lavora il corpo come il poeta la sua lingua.
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