Concezione, coreografia e interpretazione: Koffi Kôkô
Musica: Achille Acakpo, Joao de Burco
Danzatori: Koffi Kôkô, Abubakar Usman, Awoulatou Alougbin,
Benjamin Iwar, Eric Acakpo,Filbert Tologo, Alidou Yanogo
Luci: Lutz Deppe
Musicisti: Achille Acakpo, Joao de Burco, Mamadou Zon
Dispositivi scenici: Django Herbert
Produzione : Christiane Uekermann
Spettacolo commissionato da House of World Culture, Berlin.
Un danzatore rituale si dondola in punta ad un palo di bambù, in prossimità degli dei; potrebbe cadere, come le foglie trasportate dal vento, se, al culmine della sua trance, perdesse l’equilibrio…a terra la sabbia ricorda l’umana esistenza.
Con questa immagine Koffi Kôkô inizia una coreografia che vede i danzatori appropriarsi della scena trasformandola in “un altare dei profumi dove gli spiriti del passato
e del presente si incontrano nella danza”.
Mediante un linguaggio che fa riferimento alle tecniche spirituali delle sue origini e al vocabolario corporeo della danza contemporanea, si descrive qui lo sconvolgente momento dell’iniziazione.
Nel campo di forze che agiscono tra l’origine e il punto finale dell’esistenza umana,
Koffi Kôkô crea una metafora sull’energia vitale, citando Hölderlin per darci il principio immaginifico del suo lavoro “seguire una stella, nient’altro”, una sorta di cerchio eterno dalla nascita alla morte, una reincarnazione che è metamorfosi.
Koffi Kôkô, nelle vesti di danzatore, coreografo, ricercatore e testimone spirituale, è un artista chiave della danza africana. Originario del Benin, da oltre vent’anni elabora un linguaggio immediato, quanto sofisticato, che concilia gli aspetti rituali della gestualità ancestrale con i paradigmi della danza contemporanea di matrice europea.
Interprete carismatico, più volte diretto da Yoshi Oida, in questa pièce raggiunge un’espressività compiuta, intensa e profonda, attraverso un viaggio che dà luce e forza alla dimensione iniziatica della sua danza.
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