Coreografia: Heddy Maalem
Assistente: Isnel De Silveira
Musiche: A. Marquez, G. Scelsi, S. Coleman, L. W. Beethoven, J. Brown, D. Tudor, T. Olah,
D. Ellington, A Dreyblatt, W. M. Chambers, W. A. Mozart, A. Soler
Scenografia: Anita Renaud
Luci: Heddy Maalem
Danzatori: Serge Anagonu, Simone Gomis, Raphael Jimoh, Hardo Papa Salif Ka, Marie-Pierre Gomis,
Amie Gomis, Shush Tenin, Qudus Aderemilekun Onikeku.
“Black Spring” (creazione 2000), primo lavoro della fortunata trilogia che Heddy Maalem ha dedicato all’Africa (l’Ordre de la bataille 2002, le Sacre du printemps 2004), sarà riallestito appositamente in occasione del Festival.
È una coreografia significativa, di grande impatto emotivo e scenico, che porta il segno distintivo di un artista il cui linguaggio ha una connotazione scarna ed essenziale.
Come nel ‘Sacre du Printemps’, presentato nel 7° Festival Afro e Oltre..e Altro, si manifestano già in questo primo capitolo africano i temi caratteristici affrontati dal coreografo in una visione apocalittica della vita nelle metropoli africane.
Heddy Maalem elabora la sua opera sui luoghi corporei delle danze d’Africa: piedi fortemente ancorati al suolo e il bacino proteso in un richiamo verso l’alto. Da qui ‘Black Spring’, un modo di ritrovare la parte d’Africa in sé, ma anche altro…
Nato nel nord del continente africano (a Batna, in Algeria) da padre algerino e madre francese, il coreografo, dopo anni di vita in Francia, tocca il tema dell’identità e dei clichés legati all’essere africano. Il Nero anche in giacca e cravatta è un immigrato, il Nero è bello (Black is beautiful), il Nero è un animale da sesso, il Nero è per forza atleta e, certamente ha il ritmo nel sangue…
Negli interstizi di una denuncia bella e buona, e tra scene umoristiche, si insinua l’altra Africa, quella che lui ha incontrato nelle lunghe permanenze in Nigeria e in Senegal.
Un’Africa esplosiva nella gioia come nella violenza, dolce nel riposo delle donne in riva al fiume, impietosa nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Un’Africa giovane e rabbiosa, come i suoi 8 interpreti lanciati a corpo perso nell’avventura della vita.
Heddy Maalem dopo aver lungamente praticato la box e l’aikido, incontra nella danza qualcosa che gli appare come un’evidenza inattesa. Con la sola certezza di dare fiducia al corpo, inizia una ricerca paziente e determinata del suo proprio movimento.
Con ‘Transport Phenomena’ (1991), ‘Corridors’ ( 1992), ‘Trois vues sur la douce paresse’ (1994), ecco che il suo linguaggio emerge nella sua piena identità: Heddy Maalem lavora il corpo come
un poeta lavora la lingua, producendo una scrittura coreografica precisa ed elaborata, chiara e leggibile.
Nel 1997 crea ‘ Un petit moment de faiblesse’ e poi, nel 1999, ‘K. O Debout’ per la Maison de la Culture di Amiens.
Dopo la trilogia africana e ‘Un champ de Forces’, nel 2010 sarà la volta di ‘Mais le diable marche à nos côtés’ e ‘L’autre moitié du ciel’.
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