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Celebrazione del X° Anniversario del Festival
7° continente: linguaggi misti - nuove identità

NAMASYA - Compagnia Shantala Shivalingappa

'NAMASYA'

giovedì 17 dicembre 2008
ore 21

Fonderie Teatrali Limone
di Moncalieri (To)

Compagnia
Shantala Shivalingappa

(India)


info PREVENDITA

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Concezione, direzione artistica e interpretazione: Shantala Shivalingappa
Luci:
Nicolas Boudier Creazioni video : Alexandre Castres Regia video : Jim Vivien

I. IBUKI “Souffle Vital”
Coreografia e costume : Ushio Amagatsu Musica : Yoichiro Yoshikawa

II. SOLO

Coreografia creata durante una residenza al Tanztheater Wuppertal-Pina Bausch
Musica : Ferran Savall Costume : Marion Cito

III. SHIFT

Coreografia :
Shantala Shivalingappa

IV. SMARANA
Coreografia : Savitry Nair
Musica tradizionale del Nord dell’India


Shantala SHIVALINGAPPA, figlia della danzatrice indiana Savitry NAIR, è nata a Madras ed è cresciuta a Parigi, cullata dall’Oriente e dall’Occidente.
Fin dall’infanzia si dedica alla danza classica indiana e, in particolare, allo stile Kuchipudi con il maestro Vampasi Chinna Satyam, formandosi con rigore a tutte le sottigliezze di quest’arte, tanto da divenire l’ambasciatrice del Kuchipudi in Occidente.

Sia in India che in Europa è considerata una grande danzatrice capace di abbinare all’alto livello tecnico, grazia, bellezza e intensa sensibilità.
Ma, Shantala SHIVALINGAPPA ha avuto anche il raro privilegio di lavorare, fin da giovanissima, con grandi maestri quali Maurice Béjàrt (in ‘1789…et nous’), Peter Brook (per cui interpreta Miranda ne ‘La Tempesta’ e poi Ofelia in ‘La Tragedia di Amleto’), Bartobas (in ‘Chimera’), Pina Bausch (in ‘O Dido’, ‘Néfès’ e ‘Bamboo Blues’).

Tutti questi incontri rendono la sua esperienza artistica un percorso eccezionale. Attualmente Shantala si divide fra la creazione di nuove coreografie di Kuchipudi e le collaborazioni con diversi artisti occidentali in una esplorazione intensa della danza e della musica.
In NAMASYA interpreta 4 soli di cui uno coreografato dal grande maestro Butho Ushio Amagatsu e uno da Pina Bausch.

Qui l’apparente contrasto fra l’universo Butho, impregnato di lentezza, epurato e astratto, e quello della danza indiana, ritmico, veloce, ornamentale e narrativo, si dissolve poiché Shantala ne evidenzia la comune finalità: luce emanata e intensità dell’emozione.
L’incontro con Pina Bausch a sua volta le ha permesso di scoprire un nuovo universo gestuale: spontaneità, libertà e rigore, fluidità, movimento che nasce dal corpo, ma anche dal cuore.
Così in NAMASYA si intravede la luce della danza oltre le sue forme, si sente un flusso di emozioni che travalica i continenti, si assaporano immagini e colori di una danzatrice che vive il suo tempo e i nostri tempi, su uno sfondo scenografico fatto di raffinate e suggestive proiezioni.

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